Siamo rimaste in due in tutta la Sardegna | Rosalba Piras e la sua battaglia per salvare l' antica arte dell' intreccio
Due artigiane sono rimaste in vita in tutta la Sardegna per praticare l’antica arte dell’intreccio. Rosalba Piras ha raccontato di come le corbule, grandi recipienti usati anche come unità di misura o per conservare doni, siano state fondamentali nella tradizione locale. Le canisteddas, piatti larghi, venivano usati per far lievitare il pane o asciugare la pasta durante le festività.
Le corbule, spesso di grandi dimensioni, erano usate per conservare la farina, fungevano da unità di misura, accoglievano doni. Sulla superficie delle canisteddas, larghi piatti, si metteva a lievitare il pane, o si lasciava asciugare la pasta preparata in occasione delle feste. Ancora le fuscelle - queste sconosciute - erano utilizzate a mo’ di setacci dalle casare che vi sistemavano la ricotta e il formaggio, una volta cagliati. Sono questi i nomi dei prodotti impiegati nel viavai che il lavoro domestico richiedeva alle donne. L’intreccio era una forma d’artigianato, necessaria in quanto funzionale. Ecco perché si trasmetteva di generazione in generazione, seguendo una certa (sebbene scontata) linearità: di madre in figlia. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

Portami in Sardegna (Sandro Pinna)
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