Un nuovo studio sui cani | anche in culture lontanissime continuano a guardare l’uomo e vi dico perché
Uno studio recente rivela che i cani, anche in culture molto distanti tra loro, continuano a osservare l’uomo. La ricerca sottolinea che questa attenzione potrebbe derivare dal lungo processo di domesticazione, che ha reso i cani altamente sensibili ai segnali umani. Nonostante molte persone sostengano che i loro cani siano “naturali” o di razza, i dati indicano che l’interazione tra specie è molto più antica e complessa di quanto si pensi.
Una delle questioni di cui mi è capitato spesso di discutere con animalisti amanti della natura e nemici di ciò che è artificiale (che è tutto ciò che amo io) sono i loro cani: quando gli dici che è probabilmente l’unica specie artificiale creata dall’uomo lo negano, magari con “il mio non è di razza”. C’entra un cavolo: il tuo cane deriva non solo dalla domesticazione umana (iniziata nel Paleolitico superiore, tra sedicimila e quattordicimila anni fa, con un processo iniziato già millenni prima), senza l’uomo ci sarebbero stati solo gli antichi lupi da cui discendono tutti i cani, di razza o non di razza. Di “razza” poi come la intendiamo oggi siamo a una selezione artificiale ottocentesca, una specie di OGM ante litteram, degli sfizi vittoriani. 🔗 Leggi su Ilgiornale.it

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