La vita agra di Kamal amato da tutti | Peccato non avergli dato qualche aiuto in più
Kamal è deceduto. Era molto conosciuto in zona e lavorava presso un discount di via Casale Selce. Una cliente, mentre si allontanava con le borse, ha commentato di conoscerlo bene e di averlo apprezzato, esprimendo anche dispiacere per non avergli potuto offrire più aiuto. La notizia del suo decesso ha suscitato sentimenti di perdita tra i frequentatori del negozio.
Kamal è morto. Viva Kamal. Al discount in via di Casale Selce si suda trascinando la spesa, carichi di borse e rimpianto: «Tutti conoscevamo Kamal — dice, scappando, una cliente insofferente all’afa e al viavai — lo scriva». Forse, ora, si vorrebbe avergli dato qualche euro in più, offerto un caffè o un sorriso più aperto in cambio di quel sostegno quotidiano. Perché Kamal Uddin, nell’economia informale di Casalotti (come altrove, certo), viveva di piccoli incarichi. Mance. Offerte. A quindici anni dal suo arrivo in Italia non aveva ancora trovato un lavoro dignitoso né uno stipendio garantito. L’ascensore sociale era sempre stato fuori uso per questo trentanovenne venuto dal Bangladesh. 🔗 Leggi su Roma.corriere.it

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