Pifferi e Impagnatiello dimostrano che i tribunali non hanno la bussola
Due giorni di sviluppi giudiziari hanno portato a due decisioni inattese. I giudici hanno condannato una donna per aver ucciso la propria figlia di 18 mesi nel 2022. Nella stessa settimana, un altro procedimento ha visto una sentenza che ha suscitato polemiche. Entrambi i casi sono stati oggetto di attenzione pubblica e mediatica. Le sentenze sono state emesse in tempi rapidi e hanno generato discussione sulla gestione dei processi.
Due giorni, due colpi di scena. Ieri è toccato al caso di Alessia Pifferi, condannata per avere ucciso la figlia Diana di appena 18 mesi nel 2022. La Procura generale della Cassazione ha chiesto ai giudici della prima sezione penale della Suprema Corte di annullare con rinvio la sentenza di secondo grado con cui la donna era stata condannata a 24 anni di reclusione. In primo grado, alla Pifferi era stato (giustamente) dato l’ergastolo. Poi, però, alla madre assassina sono state concesse le attenuanti. A riguardo, la sostituta procuratrice generale della Cassazione, Valentina Manuali, è stata durissima. «Gli elementi sulla base dei quali la sentenza fonda il riconoscimento delle attenuanti generiche sono carenti. 🔗 Leggi su Laverita.info

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