Il caso Banhoff e l’ipocrisia del mondo dell’arte
È emerso di recente un caso che coinvolge un presunto artista accusato di aver scattato foto di nascosto sotto le gonne di donne. Le immagini sono state acquisite senza il consenso delle persone riprese e pubblicate sui social media. La vicenda ha suscitato reazioni di condanna e richieste di approfondimento legale. Le autorità stanno valutando eventuali reati legati alla privacy e alla diffusione di materiale senza autorizzazione. La vicenda ha attirato l’attenzione sul comportamento di chi si spaccia per artista senza rispetto per le vittime.
In questi giorni è scoppiato il caso Banhoff il suddetto “artista”, anche se l’arte non ha nulla a che fare con questa storia, e le foto scattate di nascosto, sotto le gonne di donne ignare. Il caso a me sembra chiaro, non è arte, è Revenge Porn, eppure per molti non è così. Tanto da concedergli pubblicazioni, mostre, interviste. Undici anni dopo (sí, avete letto bene 11) il caso Ray Banhoff non interroga soltanto un fotografo. Interroga un intero ecosistema culturale. Interroga i curatori che lo hanno sostenuto, i giornalisti che lo hanno celebrato, le istituzioni che gli hanno dato spazio e quel sistema dell’arte che troppo spesso confonde la provocazione con la profondità. 🔗 Leggi su 361magazine.com

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