Nel dopoguerra c’era quello di far nascere la democrazia Nel ’68 l’audacia di protestare E negli anni ’70 di spezzare gli schemi La parola che nel tempo ha assunto significati diversi oggi fa perno su forza e desiderio di cambiamento
Una serie di eventi e movimenti ha segnato il passare degli anni: nel dopoguerra si cercava di instaurare la democrazia, negli anni ’60 si protestava con audacia, e negli anni ’70 si rompevano gli schemi tradizionali. Oggi, la parola “coraggio” si lega a forza e desiderio di cambiamento. Sono stati pubblicati libri che esplorano il tema, tra cui uno che parla di timidezza e un altro di cambiare vita, mentre nel 2017 nasce l’hashtag #MeToo.
I l coraggio di essere timidi (ultimo libro dello psicanalista Massimo Ammaniti). Il coraggio di cambiare vita, long seller di Umberto Longoni. E il coraggio di dire “MeToo” (l’hashtag nato nel 2017). Si parla sempre del “coraggio di”: parlare, ribellarsi, votare, amare, combattere, essere sé stessi. Ma che cos’è in assoluto? Paolo Borzacchiello, esperto di intelligenza linguistica, afferma con una punta di provocazione che «il coraggio non esiste, non come entità a sé almeno, ma come il risultato di azioni, allenamento e sacrificio». Purtroppo, non c’è una scuola, un corso, un master. E la parola “coraggio” è un guscio che può riempirsi di significati diversi a seconda dei tempi e delle generazioni. 🔗 Leggi su Iodonna.it

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