Manuela Faccon e il romanzo La fabbrica delle donne | con la vita di un' operaia racconta la storia di una rivoluzione collettiva
Un'operaia del Veneto, chiamata Elsa, desidera votare e rappresenta le donne di tutto il mondo. La sua storia si intreccia con quella di Manuela Faccon, che nel suo romanzo «La fabbrica delle donne» narra la vita delle tessitrici del dopoguerra. Elsa, definita una «pigliamosche», simboleggia la lotta collettiva delle donne nelle fabbriche italiane di quel periodo. La narrazione evidenzia la volontà di partecipare e cambiare il proprio destino.
«C’è quel pensiero fisso che non le dà tregua: vuole andare a votare e così devono fare tutte le donne del paese, d’Italia, del mondo». Elsa è una «pigliamosche», così erano chiamate nel primo dopoguerra le tessitrici nelle fabbriche del Veneto. Negli anni in cui il fascismo è alle porte, Elsa combatte per i diritti delle lavoratrici, dalla disparità salariale alla sicurezza in azienda. È tra le prime a farlo, vuole fare sentire la sua voce e quella di tutte le altre, il diritto di voto è la conquista che lo permette. La scrittrice padovana Manuela Faccon racconta la storia dell’operaia Elsa e di quel periodo storico di grandi cambiamenti, tra sogni di libertà e repressione politica, nel romanzo La fabbrica delle donne (Feltrinelli, 268 pagine, 19 euro). 🔗 Leggi su Corrieredelveneto.corriere.it

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