Pro-diritti o profitti? Il capitalismo rosa dietro i Pride
I Pride, originariamente manifestazioni di protesta radicale nate nel 1969, sono oggi eventi sponsorizzati da banche, marche di alcolici e aziende tech. Questi festival, che una volta rappresentavano rivendicazioni politiche, sono diventati occasioni di consumo e turismo di massa. La trasformazione si è verificata nel corso degli anni, portando a un coinvolgimento commerciale che supera spesso l’aspetto politico. La partecipazione si concentra ora su feste e celebrazioni, meno su rivendicazioni sociali.
Roma, 8 giu – Nati come rivolte di strada violente e profondamente politicizzate dopo i moti di Stonewall del 1969, i Pride sono oggi grandi eventi sponsorizzati da banche, marchi di alcolici e colossi tech, trasformati in festival di consumo e turismo di massa. Quella che un tempo era una protesta radicale contro l’emarginazione sociale è diventata, nel giro di pochi decenni, una vetrina perfettamente integrata nei meccanismi del mercato globale. Cos’è successo nel mezzo? La sociologia parla di cooptazione. Partiamo proprio da qui: dalla trasformazione di una protesta politica in un prodotto culturale vendibile, replicabile e sponsorizzabile. 🔗 Leggi su Ilprimatonazionale.it

Political Influencers Are Selling False Hope
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