Il partito unico Pd-Conte e la resa malinconica dei riformisti
Dopo un intervento chirurgico, Giuseppe Conte è tornato a riappropriarsi del suo ruolo in Parlamento. La sua presenza è stata accolta con attenzione dai colleghi e dal pubblico presente, che ha seguito con interesse il suo ingresso in aula. La ripresa delle attività parlamentari ha portato con sé anche discussioni e confronti tra i diversi schieramenti, mentre il leader del partito di riferimento si è mostrato disponibile a intervenire su temi di attualità. La scena politica si muove tra riunioni e dichiarazioni ufficiali, senza grandi novità nei numeri o nelle alleanze.
Giuseppe Conte è tornato al lavoro dopo un’operazione, e doverosamente a Montecitorio il mondo politico lo ha salutato. La sua assenza è durata pochi giorni ma si è sentita. Nel senso che senza l’avvocato il Movimento 5 stelle non esiste, evapora. Il Movimento è il Partito di Conte ormai completamente. Nessun altro ha qualche idea diversa. La Lega di Umberto Bossi, che per certi aspetti gli assomiglia (il tratto comune è il populismo), garantiva più dialettica. Dalla mistica casaleggiana della partecipazione della base e dell’uno vale uno, dalla stagione del frenetico attivismo dell’epopea grillina, passando poi per la fase dell’apertura del Parlamento come una scatoletta di tonno, siamo dunque giunti al partito di plastica che nulla contiene. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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