Il caso Wendy Duffy e il fallimento di una società che non sa più curare il dolore

Il 24 aprile si è verificato un nuovo caso di suicidio assistito in una clinica svizzera, coinvolgendo una persona considerata in buona salute. La vicenda ha attirato l’attenzione dei media, inserendosi in una serie di episodi simili che sembrano evidenziare difficoltà nel settore medico nel gestire il dolore e le esigenze dei pazienti. Si tratta di un episodio che si inserisce in un quadro più ampio di casi che hanno suscitato discussioni pubbliche e mediatiche.

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Ci risiamo, un’altra persona medicalmente sana ha ottenuto, a suon di quattrini, lo scorso 24 Aprile, la morte per suicidio assistito in una clinica svizzera; o meglio sarebbe da dire l’ennesimo caso che ha fatto clamore mediatico, perché purtroppo non è l’unico e non sarà l’ultimo. Wendy Duffy, infermiera inglese di 56 anni, ha perso il figlio ventitreenne nel 2022, in un tragico incidente domestico, soffocato da un pomodorino dentro il panino che la stessa madre gli aveva preparato. Il suicidio assistito delle persone medicalmente sane. La povera donna non è riuscita ad elaborare un lutto così tremendo, così dopo 4 anni passati tra antidepressivi e angoscia che la divorava lentamente, non ha retto più e, pagando diecimila sterline a una clinica svizzera, ha lasciato questo mondo.🔗 Leggi su Secoloditalia.it

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