Era imperfetto quindi amato
Evaristo Beccalossi era conosciuto per la sua personalità spontanea e il modo di vivere senza troppi freni. La sua abilità in campo si accompagnava a un carattere che trasmetteva autenticità, anche se non perfetto. La sua presenza nel mondo del calcio ha lasciato un segno grazie alla sua capacità di essere se stesso, con tutti i difetti e le qualità che lo rendevano unico.
In fondo, Evaristo Beccalossi era uno di noi. Cioè era imperfetto, pur nella sua assoluta tendenza alla spettacolare disinvoltura nel vivere e nel giocare. Il Becca, spentosi ieri troppo presto, era bravissimo con il pallone tra i piedi, per la gioia dei tifosi dell’Inter. Ma non venne mai convocato in nazionale maggiore, nemmeno una volta. Era raro, se non addirittura unico, nella sua interpretazione delle vicende agonistiche, tanto che il genio della comicità Paolo Rossi gli dedicò un monologo per quei due rigori falliti nella stessa notte di una partita europea. Ma non alzò mai una coppa internazionale. Era una fonte di ispirazione, tanto che un poeta del giornalismo televisivo come Beppe Viola coniò per lui lo slogan “Bearzot, scusi se insisto, io mi chiamo Evaristo".🔗 Leggi su Quotidiano.net

NON ASPETTARE LE CONDIZIONI PERFETTE (Studio cap. 11 del Sutra del Loto) | Massimo Claus
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