Cybercrime | ovvio ma non troppo?
Recentemente, si è diffusa una comunicazione dell’FBI rivolta a hacker associati a Pechino, ricordando loro che oltre i confini nazionali rischiano l’arresto. È curioso notare come un avviso del genere possa sembrare ovvio, ma allo stesso tempo surreale, considerando le attività di cybercriminalità spesso condotte senza restrizioni apparenti. La situazione mette in luce il contrasto tra le norme legali e le azioni di chi le viola, anche a distanza di migliaia di chilometri.
C’è qualcosa di teneramente surreale nell’immaginare l’FBI che si sente in dovere di ricordare agli hacker al soldo di Pechino che, uscendo dalla Cina, potrebbero essere arrestati. Sembra una di quelle avvertenze scritte sui manuali degli elettrodomestici: non infilare il gatto nel microonde, non asciugare i capelli nella vasca da bagno, non attraversare una frontiera se hai passato gli ultimi anni a violare sistemi informatici per conto di un apparato statale. Il progresso, a volte, consiste nel dover spiegare l’ovvio con tono grave. La notizia, naturalmente, è seria. Un cittadino cinese, Xu Zewei, arrestato a Milano nel luglio 2025, è stato appena estradato negli Stati Uniti ed è accusato di avere partecipato a campagne di hacking nel 2020 e 2021 su mandato del governo cinese, mentre lavorava per un contractor locale.🔗 Leggi su Panorama.it

AI Agents Need Identity and Zero-Knowledge Proofs Are the Solution
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