Come i limiti dei chiodi europei cambiarono la tecnica americana dell’arrampicata su roccia
Un arrampicatore europeo ha subito un infortunio che lo ha costretto a fermarsi per un mese. L’incidente è stato causato dall’uso di chiodi europei, diversi da quelli normalmente impiegati nelle tecniche americane. Nonostante il dolore fisico e il temporaneo stop, ciò che lo ha più colpito è stata la valutazione sbagliata che ha quasi provocato una tragedia. La vicenda ha portato a riflettere sui limiti e le differenze tra le pratiche di arrampicata di due continenti.
Non poté arrampicare per un mese, ma più che l’infortunio in sé e il dolore fisico, a tormentarlo era l’errore di valutazione, la scelta che gli era quasi costata la vita. Per anni, ogni qualvolta si ritrovò in situazioni simili, con pareti a strapiombo e scarsi appigli, fu perseguitato da quel ricordo: gli tremavano le gambe e le membra si irrigidivano. Ma non riuscì a smettere del tutto di arrampicare: nonostante le piaghe sui polpastrelli, i muscoli che pulsavano, le giunture indolenzite, gli mancava il senso quasi di estasi che avvertiva in parete. E, anche se gli ci sarebbero voluti tre anni per riprendere del tutto confidenza con la roccia, non si perse d’animo finché non fu pronto a spingersi ancora oltre.🔗 Leggi su Linkiesta.it

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