L' invenzione di Bella ciao partigiana

Una mattina del 25 aprile del 2026, tutto sembrava uguale al passato, ma in realtà era diverso. Non c'erano voci che invitavano a combattere o a resistere, e nessuno era costretto a prendere una posizione. La canzone simbolo di quegli anni non si sentiva più nelle strade, e la giornata di commemorazione si svolgeva senza le consuete manifestazioni di allora.

Una mattina mi son svegliata e era il 25 aprile. Non del 1945 ma del 2026, e nessuno all'orizzonte a intimare "arrendersi o perire", nessuno obbligato a scegliere da che parte stare, tanto meno a intonare "bella ciao". Un canto che nonostante il valore simbolico non dà prova alcuna che un solo partigiano ne conoscesse una nota. Più probabile canticchiassero "ba-baciami piccina", tutt'al più "fischia il vento" sull'aria della tetra canzone sovietica Katjua rallegrata da Dori Ghezzi in Casatchok. Comunque sia a vent'anni dalla fine della guerra qualcuno decise: la canzone sarebbe diventata l'inno ufficiale dei partigiani, quindi un'invenzione più che una tradizione.🔗 Leggi su Ilgiornale.it

l invenzione di bella ciao partigiana
© Ilgiornale.it - L'invenzione di "Bella ciao" partigiana

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