Silenziosa integrazione con il Regno di Napoli
Nel racconto si descrive un paesaggio marittimo con vele e colline dell’entroterra, che sembrano offrire rifugio a chi cercava una nuova terra. Il testo evoca un luogo di luce, dove si poteva approdare per vivere, sostenuti dal sole, in un ambiente che si presenta come una presenza silenziosa e accogliente, collegata al Regno di Napoli.
di Paolo Pantani Il mare occhieggiante di vele, l’entroterra segnato dallo svettare dei suoi colli, pronti ad accogliere chi cercava una patria nuova, per calmierare le pene locali e, riempire i mercanti, in tutto un luogo di luce, dove sbarcare per fare vita sostenuti dal sole. Così era anche in tutte le sue province sin dai tempi dei loro fondatori, sia per le caratteristiche climatiche, ambientali e territoriali sia per gli innumerevoli abbracci di naturali che si disponevano luogo le spiagge fatte di terra e colline parallele ritrovate e, dove dubito si avvertiva il valore del germoglio che univa popolo. Tra queste, resistono imperterrite, allo scorrere del tempo, la popolazione diasporiche dei Balcani sino alla Grecia, che silenziose restano protagoniste incontrastate, nelle province dell’antico regno e nella capitale.🔗 Leggi su Ildenaro.it
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