Bambini scomparsi negli abissi dell’anima La caccia al mostro lascia senza fiato
Nel nuovo libro pubblicato da una casa editrice di Milano, si esplora la complessità delle emozioni e dei ricordi legati a momenti di sofferenza e perdita. La narrazione si concentra su un'indagine psicologica che analizza le sensazioni e i sentimenti di personaggi coinvolti in eventi traumatici. La storia viene descritta come un racconto dettagliato, in cui ogni dettaglio contribuisce a ricostruire un quadro preciso e intenso.
Il silenzio che resta (Giuliano Pasini, Piemme) è un pugno nello stomaco. Una storia psicologica, puntuale come un orologio di precisione, in cui ogni sensazione e ogni sentimento scaturisce dai dettagli nel punto e nel momento giusti. Non è un libro scabroso, sia chiaro, perché il pulp, per fortuna, ha fatto il suo tempo. C’è tanto dolore, quello sì, anche considerato che il fulcro di tutto è l’ omicidio di un bambino. All’epoca del racconto i fatti sono già avvenuti e ciò che resta, oltre al silenzio, è una miriade di altri vuoti. Vuoto allo stomaco, come quello di Elena Dal Pozzo, la madre, che dal giorno in cui Mattia le è scivolato di mano vive in un presente asettico e limaccioso, ai confini del disagio.🔗 Leggi su Quotidiano.net

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