Quell’Iran senza voce La mia famiglia sotto le bombe e senza rete il telefono muto una tortura E le esecuzioni dei dissidenti continuano nel silenzio

In Iran, molte persone vivono senza possibilità di comunicare: i telefoni sono spenti o senza rete e le famiglie restano isolate. Durante le operazioni militari, le comunicazioni vengono interrotte e le esecuzioni di dissidenti continuano senza copertura mediatica. A Roma, una persona riferisce che il telefono è rimasto silenzioso, senza segnali o risposte, mentre nel paese si vivono momenti di crescente tensione e repressione.

Roma, 9 aprile 2026 – Il telefono resta sul tavolo muto, in attesa di un messaggio o di una chiamata. A gennaio, quel “silenzio mortale”, è arrivato a durare 21 giorni. Taraneh vive in Italia, la sua famiglia in Iran, dove oggi il cellulare non è solo un oggetto: è il simbolo di un silenzio imposto. Ad ogni protesta corrisponde una nuova repressione. E così, dopo quella che molti iraniani chiamano ‘Rivoluzione del Leone e del Sole’ –  il movimento che a gennaio ha portato in piazza migliaia di cittadini – ciò che accade all’interno del Paese viene progressivamente inghiottito dall’oblio. Fino a febbraio qualcuno era riuscito a collegarsi tramite Starlink, ma il regime ha rapidamente bloccato anche questa possibilità, isolando del tutto la popolazione.🔗 Leggi su Quotidiano.net

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© Quotidiano.net - Quell’Iran senza voce. “La mia famiglia sotto le bombe e senza rete, il telefono muto una tortura. E le esecuzioni dei dissidenti continuano nel silenzio”

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