Il 15enne indagato e la rabbia degli adolescenti | Vietare gli smartphone non basta serve l’educazione affettiva

Il 15enne coinvolto in un episodio di cronaca a Firenze è al centro di un dibattito tra adolescenti e genitori. La discussione riguarda le misure da adottare per affrontare comportamenti violenti o problematici tra i giovani. Alcuni ritengono che vietare gli smartphone non sia sufficiente, proponendo invece un'attenzione maggiore all’educazione affettiva. La vicenda ha acceso un confronto su come affrontare le sfide dell’adolescenza e sui metodi più efficaci per prevenire episodi simili.

FIRENZE – La recente inchiesta che ha coinvolto un quindicenne aretino, finito sotto la lente degli inquirenti per presunta propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione etnica, religiosa e razziale a mezzo social, riaccende i riflettori su un’emergenza sempre più evidente: la profonda crisi relazionale ed emotiva che sta attraversando la Generazione Z. A tracciare un’analisi lucida del fenomeno e a lanciare un monito sulle modalità di gestione di questi allarmi sociali è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale della medesima categoria. La tesi della professionista è netta: le sole contromisure di natura punitiva non possono arginare il problema, che necessita invece di un impegno formativo costante.🔗 Leggi su Corrieretoscano.it

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© Corrieretoscano.it - Il 15enne indagato e la rabbia degli adolescenti: “Vietare gli smartphone non basta, serve l’educazione affettiva”

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