Omicidio del marmista per la Cassazione prove gravi e movente economico

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna definitiva a 24 anni di reclusione per un uomo di 61 anni, riconosciuto colpevole di omicidio e rapina aggravata ai danni di un marmista. La sentenza si basa su prove ritenute gravi, tra cui un falso alibi, e su motivazioni legate a un possibile interesse economico e a problemi di ludopatia. Sono state depositate le motivazioni che hanno portato alla decisione finale.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della difesa, ritenendo infondate tutte le censure contro la decisione della Corte di assise di appello di Palermo, che in sede di rinvio aveva confermato la condanna di primo grado. Secondo i giudici, la sentenza impugnata è sorretta da una motivazione coerente e priva di contraddizioni, fondata su un insieme di indizi “gravi, precisi e concordanti”. Tra gli elementi ritenuti decisivi figura la scarpa trovata in una discarica di contrada Giaimo, compatibile con le impronte insanguinate trovate accanto al corpo della vittima. “Le condizioni meteorologiche, le intercettazioni e la successiva scoperta... 🔗 Leggi su Agrigentonotizie.it

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