Il vampiro nell’epoca del capitalismo narrativo
Il mito del vampiro, spesso associato a simboli di paura e desiderio, viene analizzato in relazione all’epoca del capitalismo narrativo. Una riflessione sul suo ruolo e sui cambiamenti che subisce quando viene svuotato di significato, portando a risultati contraddittori nella società moderna. La discussione si concentra su come questa figura mitologica si inserisce nel contesto culturale contemporaneo.
Roma, 26 mar – Quando un mitologema viene reso innocuo, non solo cessa di essere operativo ma produce paradossi sociali. La recente trasposizione televisiva di Intervista col vampiro, che parte dall’universo narrativo di Anne Rice, e che a giugno darà in pasto ai ‘vampiri seriali’ la sua Terza Stagione, è esattamente questo. Ovvero un caso esemplare di petalo-aberrazione che svilisce, appiattendolo, uno dei più potenti e generativi mitologemi della modernità. Il nosferatu, l’eccedenza del male incarnato. Questa straordinaria figura, la cui genesi si perde nell’archeologia religiosa eurasiatica, nel suo nucleo mitologico originario è il nosferatu. 🔗 Leggi su Ilprimatonazionale.it

Sullo stesso argomento
Il volto del "vampiro" ricreato dopo 400 anniUn team di scienziati ha ricreato il volto di un uomo morto 400 anni fa, un presunto "vampiro", i cui resti furono mutilati proprio per impedirne la...
Leggi anche: Buon anno nell’epoca dell’ADHD: quando il problema non è la testa ma il feed