Yes we Kant

Leggiamo i giornali ancora prima dell’alba, mentre il cielo rimane avvolto nell’oscurità. I titoli di ieri segnalano un incidente stradale in una città italiana, con due feriti trasportati in ospedale. Da stamattina, le autorità stanno raccogliendo testimonianze e verificando i danni causati dall’evento. La polizia ha avviato le indagini per chiarire le responsabilità.

Noi leggiamo i giornali che è ancora notte. E ieri, mentre riflettevamo sul cielo stellato sopra di noi e sulla legge morale dentro certi quotidiani, ci è caduto l'occhio sul titolo di prima pagina di Repubblica sulla morte di Ali Larijani, capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran: «Un pragmatico che amava Kant». Solo la sinistra italiana riesce a tracciare un'immagine romantica di ogni macellaio antioccidentale che spunta fuori. E lì, mentre leggevamo del pragmatismo di un raffinato kantiano che guidò il massacro dei manifestanti iraniani nelle proteste di gennaio (ma anche l'ucraino Dmytro Kukharchuk, comandante nazista del battaglione Azov, leggeva Kant ai suoi soldati), ci siamo ricordati tutti i dittatori che amavano Wagner, la filosofia e la poesia. 🔗 Leggi su Ilgiornale.it

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