Le fonti aperte non bastano quando la trasparenza diventa un rischio operativo
Per un decennio, ricercatori e giornalisti hanno potuto fare affidamento sulle fonti aperte per ottenere informazioni e analizzare dati pubblici. Tuttavia, recenti situazioni dimostrano che quando la trasparenza si traduce in un rischio operativo, queste fonti non sono sufficienti a garantire sicurezza o chiarezza. La questione si pone in relazione alla limitatezza delle fonti aperte in contesti in cui la protezione delle informazioni diventa prioritaria.
Per un decennio, ricercatori e giornalisti hanno avuto in mano uno strumento che i loro predecessori della Guerra Fredda si sarebbero sognati: immagini satellitari ad alta risoluzione acquistabili sul mercato aperto, capaci di mostrare, in tempo quasi reale, movimenti di truppe, danni agli impianti nucleari, bugie dei comunicati ufficiali. Era la democratizzazione della geospatial intelligence (Geoint), che per decenni era rimasta prerogativa esclusiva delle agenzie governative. Quella stagione si sta chiudendo. A partire dal 6 marzo, Planet Labs ha imposto prima quattro giorni, poi due settimane di ritardo sulla pubblicazione delle immagini ad alta risoluzione del Medio Oriente. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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