Gli orecchini vietati e il casco proibito | lo schifo morale del sistema olimpico
In un episodio che ha suscitato molte polemiche, gli organizzatori delle Olimpiadi hanno vietato agli atleti di un paese invaso di indossare orecchini e di utilizzare il casco, mentre non sono state prese misure simili per gli atleti provenienti da un altro paese. La scelta ha attirato l’attenzione sull’ipocrisia e le ingiustizie che caratterizzano il sistema olimpico, evidenziando le discrepanze tra le regole e le decisioni prese in nome dello sport.
C’è un momento in cui il linguaggio istituzionale non basta più. Perché quando si arriva al punto di zittire gli atleti di un paese invaso mentre si tollera la presenza degli sportivi del paese invasore, allora la parola giusta non è più diplomazia ma schifo. È quello che provoca la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, quando l’atleta ucraina Alexandra Kononova, oro nel para-biathlon, è stata costretta a togliersi degli orecchini con la bandiera ucraina e la scritta Stop War prima della premiazione. Non uno slogan aggressivo, non un gesto di propaganda militare. Un semplice messaggio contro la guerra pronunciato da chi la guerra la subisce davvero. 🔗 Leggi su Thesocialpost.it

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