La tassa sulle acque reflue è un tributo alla deresponsabilizzazione

La tassa sulle acque reflue, comunemente chiamata anche tassa sulla pipì, è stata introdotta come un nuovo tributo. Viene applicata ai produttori di certi beni, coinvolgendo direttamente le imprese che si occupano di generare acque di scarico. La misura si inserisce in una serie di iniziative per responsabilizzare le aziende riguardo alle conseguenze ambientali dei loro prodotti e processi.

La tassa sulle acque reflue – efficacemente ribattezzata tassa sulla pipì – è solo l’ultimo di una serie di passi volti a responsabilizzare i produttori di alcuni beni per le conseguenze dei comportamenti dei consumatori. Il balzello, previsto dalla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane in vigore dal 2025, nasce dall’applicazione, anche al settore farmaceutico, del principio della responsabilità estesa del produttore: in pratica, poiché quando assumiamo un farmaco alcune tracce possono residuare nelle urine, le aziende farmaceutiche dovranno contribuire a coprire almeno l’ottanta per cento dei relativi costi di depurazione. Ci sono due problemi in questa misura. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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