Ma resistiamo all’inglese Nell’onomastica vince l’identità

In un articolo si discute del valore dell’onomastica italiana, sottolineando come, nonostante le influenze linguistiche straniere, la scelta dei nomi continui a privilegiare l’identità culturale. Si afferma che non esiste un nome universalmente giusto, ma si può optare per uno che sia semplice da pronunciare e che permetta a chi lo porta di sentirsi a proprio agio.

"Il nome giusto? Non esiste ma si può scegliere un nome che non sia troppo faticoso da portare, che faccia sentire il diretto interessato a proprio agio. Preferibilmente un nome italiano, non troppo lungo altrimenti viene abbreviato o storpiato". A parlare è il linguista Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca. Presidente, a Firenze, città dal forte respiro internazionale, il nome più diffuso è il classico Andrea: come è possibile? "Nell’ambito dell’onomastica, i nomi hanno una ciclicità: per un po’ sono in voga poi quando diventano troppo alla moda decadono. E dopo un certo periodo riprendono campo. I nomi più tradizionali, non necessariamente legati alla matrice religiosa, durano di più. 🔗 Leggi su Lanazione.it

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