Social washing? No grazie
Negli ultimi tempi si parla di social washing, ma pochi vogliono affrontare il tema dei rider sfruttati che lavorano in sella alle loro biciclette per consegnare cibo nelle città. Chi si trova in ufficio o seduto comodamente, spesso preferisce ignorare questa realtà, preferendo restare indifferente di fronte alle condizioni di chi svolge questo lavoro. La questione resta aperta e senza fronzoli.
Se i rider sono sfruttati in sella alle loro bici sulle strade, far finta di non saperlo, per chi è invece seduto comodo in ufficio, non è un’opzione. Questo, almeno, è il principio da cui parte la causa pilota che punta sulle responsabilità non solo del datore di lavoro (le piattaforme come Glovo e Deliveroo, finite sotto controllo giudiziario) ma anche del partner commerciale committente del servizio. Cioè chi affida ai fattorini le pietanze da portare a domicilio ai clienti. In quest’ambito si inserisce anche la causa pilota della Cgil milanese intentata per ora contro Burger King, ma che potrebbe essere estesa anche ad altre aziende. La ragione è precisa: il codice etico di Burger King prevede che i partner commerciali (come sono Glovo e Deliveroo) applichino standard di qualità nei rapporti di lavoro, a partire dai salari. 🔗 Leggi su Ilgiorno.it
Leonardo De Andreis: «Grazie a Soltero ho amici che non ho mai avuto prima. La canzone virale grazie a TikTok, ma non basta seguire le regole dei social per avere successo»In Italia l’inizio del 2026 - e già le ultime settimane del 2025 -è stato accompagnato da una canzone che ormai è impossibile non aver sentito almeno...
Anna Bolena, «i nostri free party contro il techno washing di Israele»Intervista La musicista racconta la sua militanza nella scena rave romana e il doc collettivo «Pro-Pal, per la giustizia universale».
This Thing Is Worse Than Brainwashing | Chase Hughes