Leggere Roma mia non morirò più di Aurelio Picca per assaporare la vitale decadenza delle notti romane

Una galleria di personaggi, luoghi, esperienze in questa città che entra nelle viscere e le consuma. E che, per quanto spietata, si fa sempre scegliere. Anche a costo di viverla da esuli volontari Liberiamo il campo immediatamente schierandoci. Roma mia, non morirò più (La nave di Teseo) è un inno. L’inno strombazzato di Aurelio Picca. Il cantico del superfluo che è, incontrovertibilmente, essenziale. Ci sono vissuti, scene, immagini che la Capitale continua a produrre come un cinematografo del ‘900. E quindi abbiamo bisogno, lo sentiamo nello stomaco, di mettere in fila tutti questi spezzoni come fosse un Blob ante e post litteram. Dentro la città eterna delle ultime sette decadi. 🔗 Leggi su Secoloditalia.it

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© Secoloditalia.it - Leggere “Roma mia, non morirò più” di Aurelio Picca per assaporare la vitale decadenza delle notti romane

La capitale tentacolare e pornografica di Aurelio Picca"Roma è una città di ombre rosa, angoli zuppi di piscio, un cielo che non è suo, e strade per mendicanti".

Il Piper, mezzo secolo di notti romaneC’è una foto che torna sempre quando si parla del Piper, una porta anonima in via Tagliamento e, dietro, mezzo secolo di notti romane.

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Discussioni sull' argomento Liverani: Per mia moglie malata avrei mollato tutto, non me lo permise. A Roma dopo un derby mi salvò Nesta; Lollobrigida: L’Italia ci ama. Ce l’ho fatta ma è stata dura; Chi è Francesca Vaccaro, la moglie di Carlo Conti e madre del figlio Matteo; Domenico, parla il papà: Il cuore per mio figlio in un frigo da pic-nic. I medici sparirono dopo il trapianto: lì capii.

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