Perché Sanremo 2026 non è un festival musicale ma un rito di autoconservazione

Il Festival di Sanremo 2026 si distingue per aver trasformato l’evento musicale in un vero e proprio rito di autoconservazione. La causa di questa trasformazione risiede nella sua capacità di attirare l’attenzione più con spettacoli e polemiche che con la musica stessa. La gara si snoda tra momenti di intrattenimento e scandali, lasciando spesso da parte le performance artistiche. Così, Sanremo diventa una finestra su un mondo che sembra più interessato alle emozioni collettive che alla musica.

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di Laura Ruzzante C’era una volta la televisione. Ora c’è il Festival di Sanremo, versione 2026. Un’esperienza mistica che riesce nell’impresa miracolosa di far rimpiangere persino le televendite di pentole degli anni Ottanta. Al timone, con la stessa vivacità di un busto di marmo di Carrara appena lucidato, ritroviamo Carlo Conti. L’uomo che non invecchia, non cambia espressione e, soprattutto, non disturba il manovratore. È il perfetto garante della Restaurazione: dopo le intemperanze di Amadeus, che ogni tanto si permetteva il lusso di una nota fuori spartito, la Rai dei patrioti ha richiamato il “ragioniere dell’etere” per riportare l’ordine, la disciplina e la noia d’ordinanza. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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