Vent’anni del Sin Terni-Papigno tra ritardi interrogazioni e nuove manifestazioni | Condizioni favorevoli per poter intervenire
Da vent'anni, il sito di interesse nazionale “Terni-Papigno” rappresenta una delle principali questioni ambientali di Terni. L’area, al centro di polemiche, è ancora segnata da ritardi negli interventi e da continui interrogativi politici. Nonostante le promesse, i lavori di bonifica e messa in sicurezza sono stati spesso rimandati, creando tensioni tra cittadini e amministrazione. Ora, alcune condizioni sembrano aprire una nuova possibilità di intervento concreto.
Focus sulla principale vertenza ambientale del territorio, tornata di attualità nelle ultime settimane. Le parole sul tema dell’assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca Nel 2026 sono trascorsi inesorabilmente vent’anni dall’istituzione del sito di interesse nazionale “Terni-Papigno”, l’unico Sin della regione Umbria e da due decenni principale vertenza ambientale del territorio ternano. L’area del Sin “Terni-Papigno” si estende oggi per circa 625 ettari e comprende i luoghi che per decenni hanno ospitato stabilimenti siderurgici, chimici e tessili, lasciando nel terreno e nelle falde acquifere scorie, polveri industriali, amianto, metalli pesanti, idrocarburi e residui di calciocianamide. Il perimetro include l’acciaieria ternana, gli ex stabilimenti elettrochimici di Papigno, le aree di discarica e le zone a rischio di contaminazione passiva lungo il Nera. Dal 2001 sono stati investiti oltre 8 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza, bonifica, ripristino e monitoraggio, con particolare attenzione agli ex stabilimenti elettrochimici e ad aree sensibili come l’ex discarica e il campo sportivo di Papigno, chiuso da anni ai cittadini proprio a causa della contaminazione. 🔗 Leggi su Ternitoday.it
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