Un Sanremo bunker tra restaurazione baudiana e sovranismo melodico

Il Teatro Ariston di Sanremo si trasforma in un vero e proprio bunker, tra richiami alla restaurazione baudiana e un sovranismo melodico. Il rumore del chiavistello che si chiude risuona come simbolo di questa svolta. La storica sede del festival ora appare più blindata che mai, con misure di sicurezza rafforzate e accessi limitati. La scelta di Carlo Conti V di blindare il teatro segna un cambiamento deciso rispetto agli anni passati. La produzione ha già preparato nuove strategie per il prossimo evento.

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Carlo V cerca di blindare i 67 milioni di raccolta pubblicitaria. Niente sperimentalismi, ma parata di big figliocci di Pippo, comicità comfort e quotine rosa. Il nuovo avanzerà il prossimo anno con De Martino. Senti il rumore? È il chiavistello che gira. L’Ariston, sotto la gestione del sovrano fiorentino Carlo Conti V non è più un palco: è un bunker. Una cassaforte blindata dove la musica è il paravento per la conservazione del potere televisivo, pubblicitario e politico, ça va sans dire. L’indiscrezione che voleva Giorgia Meloni in prima fila con la figlia Ginevra il 24 febbraio è stata rispedita al mittente da Palazzo Chigi come «priva di fondamento». Conti ha rincarato la dose, parlando di «fake news che rasenta la fantascienza». Eppure, questa “gran ritirata” è il sintomo finale di un Festival che ha alzato il ponte levatoio per paura di scottarsi. Il direttore artistico, al suo secondo mandato consecutivo (e quinto complessivo), ha capito perfettamente l’antifona. 🔗 Leggi su Lettera43.it

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