Pusher ucciso a Rogoredo l’ipotesi della pistola messa nella sue mani e i buchi nelle ricostruzioni

Il 26enne marocchino è stato ucciso a Rogoredo dopo uno scambio di colpi con un agente, che avrebbe sparato. Secondo alcune ricostruzioni, la pistola potrebbe essere stata piazzata nella sua mani da qualcuno presente sul luogo. Inoltre, ci sono discrepanze nelle testimonianze e nei dettagli delle prime ricostruzioni ufficiali. I soccorsi sono arrivati oltre 20 minuti dopo lo sparo, un ritardo che potrebbe aver peggiorato le sue condizioni. La vicenda solleva dubbi sulla gestione dell’intervento e sulla verità dell’accaduto.

Si aggrava il quadro investigativo attorno alla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne di origine marocchina ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, a Milano. L’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, 42 anni, è indagato per omicidio volontario. Secondo quanto emerso dagli interrogatori degli altri quattro agenti coinvolti, avrebbe mentito ai colleghi sostenendo di aver chiamato i soccorsi subito dopo lo sparo. In realtà, la chiamata al 118 sarebbe partita oltre venti minuti dopo. I quattro poliziotti, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso e sentiti dal pm Giovanni Tarzia nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore Marcello Viola, hanno dichiarato di non aver avuto alcun ruolo nell’omicidio.🔗 Leggi su Ildifforme.it

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© Ildifforme.it - Pusher ucciso a Rogoredo, l’ipotesi della pistola messa nella sue mani e i buchi nelle ricostruzioni

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