Affitti brevi con cedolare secca o partita Iva aumentano i costi di gestione
Il governo ha introdotto nuovi limiti per gli affitti brevi con cedolare secca e partita Iva, causando un aumento dei costi per i proprietari. Chi gestisce più immobili ora affronta spese maggiori, anche per le pratiche fiscali. La misura mira a regolare il settore, ma rischia di rendere più complicato l’affitto di case temporanee. I proprietari di immobili si trovano così a dover affrontare oneri più elevati per mantenere le proprie attività . La questione riguarda molti investitori nel settore immobiliare.

Nuovi limiti per la gestione degli affitti brevi attraverso la cedolare secca e costi più alti per i privati che devono gestire più immobili. L’obbligo di aprire la partita Iva, infatti, scatta già con il terzo determinando una conseguenza importante sulla gestione finanziaria dell’investimento. Diventa necessario mettere in conto dei costi maggiori (come quello del commercialista), anche a fronte di un solo appartamento in più dato in locazione. Attività privata e partita Iva: le nuove regole. Una delle nuove regole del 2026 per gli affitti brevi  è il nuovo confine che il legislatore ha posto per il passaggio da attività privata ad attività imprenditoriale. A partire dal 1° gennaio 2026: con uno o due immobili è possibile operare come persona fisica;. dalla terza unità non può essere più applicata la cedolare secca e deve essere aperta la partita Iva.. Fino allo scorso 31 dicembre 2025 il limite per operare come privato era fissato a 4 immobili. 🔗 Leggi su Quifinanza.it
Affitti brevi, la norma cambia ancora: cedolare secca al 26% solo dalla seconda casaLa normativa sugli affitti brevi in Italia subisce un nuovo cambiamento, con la cedolare secca al 26% riservata soltanto alle seconde case.
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