Referendum giustizia le contraddizioni del governo su indipendenza dei giudici e politicizzazione

Il ministro Carlo Nordio ha affermato che la riforma della giustizia non mette in discussione l’indipendenza dei giudici, ma le sue parole contrastano con alcune modifiche proposte dal governo. La causa di questa discrepanza sta nelle proposte di separare le carriere di magistrati e pubblici ministeri, che potrebbero influenzare il ruolo dei giudici. In Parlamento, Nordio ribadisce che il pubblico ministero continuerà a operare senza interferenze, ma molti osservatori temono che le nuove regole possano portare a una politicizzazione del sistema giudiziario. Un esempio concreto di questa tensione si nota nelle recenti dichiarazioni di alcuni esponenti

La promessa è sempre la stessa. La riforma «non tocca l’indipendenza dei giudici». Carlo Nordio lo ripete in Parlamento e nelle interviste: la separazione delle carriere «non è punitiva», il pubblico ministero «rimarrà indipendente esattamente com’è oggi». Giorgia Meloni parla di intervento tecnico, di garanzia della terzietà, di modernizzazione dell’ordinamento. Poi arrivano le decisioni sgradite. Quando il Tribunale di Roma ha negato la convalida dei trattenimenti nei centri per migranti in Albania applicando il diritto europeo, il ministro ha definito la sentenza «abnorme». La presidente del Consiglio ha accusato i giudici di occupare spazi che non competono loro. 🔗 Leggi su Lanotiziagiornale.it

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