Berlinale Essere donne sotto i talebani
A Berlino, durante la 76ª edizione della Berlinale, il film che ha aperto il festival racconta la difficile vita delle donne sotto i talebani a Kabul, ambientando la narrazione nei mesi prima dell’intervento americano e del ritorno dei diktat islamisti. Il film, scelto per inaugurare la manifestazione, si distingue per la sua intensità e per il modo diretto con cui mostra le restrizioni imposte alle donne in quella fase storica. Il presidente della giuria Wim Wenders, presente alla cerimonia, ha sottolineato come la pellicola rifletta la resistenza e il coraggio di chi vive sotto il velo oppressivo dei talebani.
Mantenendo fede all’ispirazione originaria che la fece ponte tra est e ovest all’epoca della guerra fredda e in seguito palcoscenico delle cinematografie del terzo mondo, la 76ª Berlinale (il presidente della giuria è Wim Wenders, nella foto a fianco) ha aperto con un film ambientato a Kabul nei mesi che precedettero la partenza degli Usa e il ritorno dei talebani. Stagioni brevi di relativa apertura di una società scossa da decenni di oppressione (tribale, religiosa, sovietica, oppiacea) in cui le donne potevano studiare, lavorare, e perfino divertirsi. No good men è l’opera terza della regista afghana Shahrbanoo Sadat, che ne è anche protagonista nei panni di Naru, unica cameramen donna della principale emittente televisiva di Kabul. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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