Dialogo con Silvia Grossi | se la letteratura del Novecento diventa bussola per il futuro

Silvia Grossi torna a Fontamara, uno dei simboli della letteratura del Novecento, e lo fa con un libro che mette in discussione il presente. La scrittrice ricostruisce quel paesino e i personaggi che lo abitano, cercando di capire come la storia e i temi di allora possano aiutare ad affrontare le sfide di oggi. È un viaggio tra passato e futuro, con l’obiettivo di usare la letteratura come bussola.

Con il suo nuovo romanzo, l'antropologa e scrittrice riporta in piazza Berardo Viola e Ignazio Silone, trasformando la memoria di Pescina in un manifesto di resistenza culturale In Ritorno a Fontamara (Laurana - Collana Rimmel), Silvia Grossi torna in uno dei luoghi più simbolici della letteratura italiana del Novecento, trasformandolo in uno spazio di interrogazione sul presente. Tutto comincia a Pescina, in Abruzzo, dove un uomo misterioso resta seduto per giorni su una panchina in piazza Ignazio Silone, è sotto la neve e ha con sé un cartello che pone una domanda semplice e radicale: «Che fare?».🔗 Leggi su Lecceprima.itImmagine generica

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