A calcio i miei compagni mi urinarono addosso al lavoro mi dicevano cosa ridi che hai la 104 ? La gentilezza è stata la mia arma

Raffaele Capperi racconta la sua storia, tra violenze e umiliazioni subite nel passato. Ha vissuto convinto di meritare tutto il dolore che gli è capitato, tra insulti e umiliazioni sul campo da calcio e sul lavoro. Ora, dice, la sua arma è stata la gentilezza, che ha scelto di usare per reagire e cambiare strada.

«Se fossi stato come tutti gli altri, certe cose non mi sarebbero mai accadute». Per anni, Raffaele Capperi ha vissuto con la convinzione di meritare il dolore provocato dagli sguardi e dagli insulti degli altri. Nato con la sindrome di Treacher Collins - una malattia genetica rara che causa malformazioni cranio-facciali, oltre che problemi alla vista e all'udito - la sua vita è stata scandita da episodi di bullismo che ancora bruciano, ma che non hanno più il potere di farlo sentire sbagliato. Oggi 7 febbraio, all'età di 31 anni, in occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, il giovane, originario di Monticelli d'Ongina (Piacenza), ha condiviso il suo racconto nella speranza che possa aiutare chiunque riesca a riconoscersi nelle sue parole. 🔗 Leggi su Leggo.it

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© Leggo.it - «A calcio i miei compagni mi urinarono addosso, al lavoro mi dicevano "cosa ridi che hai la 104"? La gentilezza è stata la mia arma»

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