Crans-Montana il trauma un mese dopo la tragedia Parla Elvira Venturella la psicologa che ha seguito i genitori | È come attraversare un fiume in piena | bisogna arrivare dall’altra parte

A un mese dalla tragedia di Crans-Montana, Elvira Venturella, la psicologa che ha seguito i genitori delle vittime, descrive il dolore ancora vivo. «È come attraversare un fiume in piena: bisogna arrivare dall’altra parte», dice, spiegando quanto sia difficile per chi ha vissuto quella notte difficile lasciarsi alle spalle il trauma. Ora, mentre l’urgenza si allontana, le ferite emotive possono riemergere in modo silenzioso e destabilizzante, anche quando si cerca di riprendere in mano la propria vita.

Nei giorni immediatamente successivi a una tragedia, il corpo e la mente entrano in modalità di sopravvivenza. L’attenzione è tutta concentrata sul resistere e sull’affrontare l’immediato. Ma quando la fase acuta si chiude e la vita quotidiana prova a riprendere il suo corso, il trauma non scompare. Al contrario, è spesso in quel momento che iniziano a manifestarsi le reazioni più profonde e destabilizzanti, sia nei familiari delle vittime sia nei ragazzi sopravvissuti. È di questo «dopo» che parla oggi la psicologia del trauma, ed è su questo che si concentra l’esperienza clinica di chi ha lavorato accanto alle famiglie coinvolte. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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© Vanityfair.it - Crans-Montana, il trauma un mese dopo la tragedia. Parla Elvira Venturella, la psicologa che ha seguito i genitori: «È come attraversare un fiume in piena: bisogna arrivare dall’altra parte»

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