Il mio film su Cecilia Sala e l’ardua evasione dal carcere del personal branding
È mezzanotte e cinque quando il ristoratore ci dice che, da bambino, ha doppiato un personaggio in “La gabbianella e il gatto”. Cecilia Sala sgrana gli occhi e dice che da piccola ha guardato per mesi quel cartone animato tutti i giorni, gli chiede che personaggio, lui dice «il gatto rosso», e questo è il punto in cui, se fossimo nell’ufficio d’un produttore cinematografico, quello ci caccerebbe a calci per eccesso di coincidenze nella sceneggiatura proposta. Due ore prima, Cecilia Sala ha chiuso il suo spettacolo teatrale con la foto di Arturo, arma di fine di mondo per la conquista dell’internet e più in generale del pubblico medio, che sì, vuole sapere dei paesi lontani per sentirsi informato, vuole vedere da vicino una famosa per sentirsi di esistere, ma soprattutto vuole i gattini. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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