La maledetta estate in cui tutti odiavano Fabbri e lui scappò in convento

La carriera di Edmondo Fabbri cambia radicalmente dopo l’eliminazione della Nazionale contro la Corea del Sud. Dopo quella sconfitta, l’allenatore decide di abbandonare il calcio e di trasferirsi in un convento. Una scelta forte, nata probabilmente dalla delusione e dalla pressione di quegli anni. La gente lo ricorda ancora come il tecnico che, in un momento difficile, ha scelto di allontanarsi dal mondo dello sport.

La peggior estate nella vita di Edmondo Fabbri fu quella del 1966. Divenne il capro espiatorio, la vittima sacrificale. Il parafulmine di tutti i guai che erano capitati all’Italia del pallone. Lo sciagurato che aveva condotto la nazionale a perdere contro una squadra di “Ridolini”. Il commissario tecnico che si era macchiato dell’onta più vergognosa, l’uomo, misero e tapino, che in tutti gli stadi - da quel momento in poi - sarebbe stato accolto dal grido di “Corea! Corea!”, a ricordargli una volta di più l’eliminazione dalla coppa del mondo che si era tenuta in Inghilterra. Il bersaglio principale del lancio di pomodori e ortaggi all’aeroporto di Genova, quando gli azzurri rientrarono in Italia. 🔗 Leggi su Gazzetta.it

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