Perché riformare la giustizia oggi | dalla Costituzione nata contro l’ingerenza politica fascista alla necessità di garantire la terzietà psicologica e reale del giudice
Oggi in Parlamento si discute di una nuova riforma della giustizia, che mira a rafforzare l’indipendenza dei giudici e a separare le carriere. Si sente parlare di come l’esperienza storica, dalla Costituzione antifascista alla paura del controllo politico, abbia sempre spinto a tutelare l’autonomia della magistratura. Ora, però, si affrontano anche i limiti psicologici e i nuovi equilibri di potere, cercando di garantire una maggiore terzietà sia reale che percepita. La sfida è capire come modificare il sistema senza perdere
Parte prima Per comprendere davvero il senso della riforma costituzionale della giustizia oggi in discussione, è necessario partire da una premessa storica spesso evocata, ma raramente analizzata fino in fondo, rappresentata dalla circostanza che la Costituzione repubblicana Italiana non nasce come un modello astratto di equilibrio dei poteri, bensì come risposta a un trauma concreto costituto dall’esperienza negativa del regime fascista che aveva piegato la giustizia al potere politico. Nel sistema fascista, infatti, il pubblico ministero dipendeva gerarchicamente dall’esecutivo e il giudice, pur formalmente indipendente, era esposto a pressioni e condizionamenti politici istituzionalizzati e non come fenomeno sporadico come potrebbe accadere al giorno d’oggi. 🔗 Leggi su Ilgiornaleditalia.it

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