Acque reflue perché la direttiva europea preoccupa il pharma
La direttiva europea sulle acque reflue urbane rappresenta un importante intervento normativo che interessa l’industria farmaceutica del Vecchio Continente. La normativa mira a migliorare la qualità delle acque e a garantire una gestione più sostenibile delle risorse idriche. Tuttavia, le sue implicazioni pongono sfide significative per il settore farmaceutico, che deve adeguarsi alle nuove regolamentazioni e garantire il rispetto dei requisiti ambientali.
Fari puntati sulla direttiva europea sulle acque reflue urbane, che da tempo preoccupa l’industria farmaceutica del Vecchio continente e ha provocato diversi mal di pancia nel settore. Il fatto è che stavolta il principio di ‘chi inquina paga’ salta, mentre il conto – una batosta da 10 miliardi di euro, secondo le stime – arriva a due soli settori: cosmetica e farmaceutica. E questo mentre negli ultimi anni le aziende del farmaco hanno investito molto nell’innovazione, proprio per far sì che le acque reflue della produzione fossero trattate alla fonte senza entrare nel sistema idrico. Un impegno di cui le norme per la rimozione dei microinquinanti non tengono conto secondo Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, e Michele Uda, direttore generale di Egualia, ascoltati nei giorni scorsi in audizione dalla Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato. 🔗 Leggi su Lapresse.it

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