Censura social a Barbero sul referendum il governo cosa intende fare? | l’interrogazione a Meloni Ecco perché le regole di Meta non valgono per i politici

Recentemente è emerso un caso di censura social riguardante Alessandro Barbero, il quale è stato oscurato su Meta per un video sul referendum. Questo episodio ha sollevato interrogativi sulla differenza di trattamento tra contenuti di cittadini e quelli dei politici, evidenziando un possibile paradosso nelle regole di moderazione delle piattaforme social. L’interrogazione di Meloni al governo mette in luce le implicazioni di questa disparità e il ruolo delle norme nel contesto politico attuale.

Il caso del fact checking al video di Alessandro Barbero in cui il professore spiega i motivi del suo No e che ha generato il suo oscuramento sui social di Meta, ha riportato una luce un grosso paradosso: se Barbero viene sottoposto – discrezionalmente – ad analisi dei fatti perché il contenuto stava diventando troppo virale, condiviso da centinaia di migliaia di persone e pagine, lo stesso non può essere fatto per gli esponenti politici. Le restrizioni. Secondo le regole di Meta sul fact checking, infatti, “i discorsi diretti dei personaggi politici (comprese le inserzioni)” non sono idonei “all’analisi da parte dei partner di fact-checking indipendenti”. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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Referendum: Boccia-Nicita, 'interrogazione Meloni su stop Meta a Barbero'Il recente intervento di Meta Platforms che ha limitato la visibilità del video di Alessandro Barbero, relativo al referendum sulla giustizia, solleva preoccupazioni sulla libertà di espressione online.

Meta censura Barbero ma per i politici niente fact checking: ecco il privilegio che tutti dovrebbero sapereRecentemente, Meta ha censurato le dichiarazioni dello storico Alessandro Barbero, mentre i politici sembrano godere di un trattamento diverso in termini di fact checking.

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