I nuovi requisiti di Israele per le ong sono fatti apposta per complicare tutto

All’inizio di gennaio Israele non ha rinnovato il permesso per operare nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania a 37 organizzazioni umanitarie. Ha già ordinato ad alcune di fermare le attività, e dato tempo fino alla fine di febbraio per andarsene. Ha sostenuto che questo non avrà un impatto sull’assistenza umanitaria nella Striscia: non è proprio così, dato che alcune tra le organizzazioni vietate gestiscono da decenni iniziative fondamentali per la popolazione palestinese. Il governo israeliano ha detto che queste organizzazioni non hanno soddisfatto i nuovi requisiti che ha imposto per operare. A marzo aveva chiesto a tutte le ong, anche quelle presenti da decenni nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, di ripresentare la richiesta di autorizzazione per lavorare in quelle zone. 🔗 Leggi su Ilpost.it

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Gaza, 37 le Ong bloccate da Israele: ecco quali sono
Israele ha revocato le licenze di 37 ONG internazionali operanti a Gaza e in Cisgiordania, tra cui ActionAid, Medici Senza Frontiere e Norwegian Refugee Council. La decisione, riportata dalla Bbc, limita le attività di queste organizzazioni sul territorio e rappresenta un’ulteriore fase nel contesto delle tensioni nella regione. La situazione resta complessa e in evoluzione, con implicazioni per le operazioni umanitarie e la presenza delle ONG.

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