Così filosofi e scrittori immaginarono l' IA
È ormai consapevolezza acquisita da parte dei filosofi che l’intelligenza artificiale, lungi dal segnare una novità assoluta, non faccia che portare alle estreme conseguenze delle tendenze che affondano le loro radici nelle basi logiche e nella stessa grammatica dell’Occidente. La nostra civiltà ha da sempre concepito l’uomo come un animale tecnico, cioè come proteso alla creazione, attraverso la ragione scientifica, di supporti pratici che lo rendano meno vulnerabile all’ambiente esterno di quanto non lo siano le altre creature. Dove sarebbe, quindi, la novità? Non è però solo questione di una storia comune fra ieri e oggi: c’è dell’altro. Con la fantasia l’uomo ha infatti spesso anche previsto le fasi del successivo progresso tecnologico. 🔗 Leggi su Liberoquotidiano.it

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Narrativa in pericolo: gli scrittori britannici temono l’IA
Gli scrittori britannici esprimono crescenti preoccupazioni sull’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, temendo che questa possa minacciare la propria professione e la creatività umana. La paura di essere sostituiti da algoritmi avanzati si unisce a un senso di incertezza sul futuro della narrativa, sollevando interrogativi sul ruolo dell’autorialità e sulla preservazione dell’arte letteraria in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia.
Massimo Cacciari: Filosofia e Scienza non si capiscono più