Imtiaz Dharker la poesia diasporica di una straniera Traduzione di Melania Sacchini a cura di Stella Sacchini

Se è vero che l’unica patria di un essere umano è la lingua, allora la migrazione non è che un fenomeno interiore, e i confini geo­grafici non sono altro che invenzioni. Lo sa bene chi scrive, so­prattutto chi scrive poesia: chi compone versi si colloca sempre al di là di una prima lingua, di una lingua materna, del suo incantato universo di suoni e silenzi, per inquietare la propria frontiera linguistica e avventurarsi in una selva sonora e semantica inesplorata. Questa dinamica di stra­niamento si verifica all’ennesima potenza in certe poetesse che abitano lingue imposte dal passato coloniale dei loro paesi e che, dentro quelle lingue, creano nuovi spazi espressivi, spazi di ibri­dazione e contaminazione, possibilità inedite. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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