La sinistra è in silenzio e la Schlein non sa che fare mentre a Teheran si muore
La situazione in Iran rimane critica, mentre l’attenzione delle istituzioni italiane appare assente. La sinistra, inclusa Schlein, sembra indecisa e silenziosa di fronte alle violenze di Teheran, senza iniziative significative. In un contesto di tensione globale, poche azioni concrete sono state intraprese, lasciando il paese in uno stato di incertezza e sofferenza. Una riflessione sulle responsabilità e sulle possibili risposte si rende ormai urgente.
Blocchiamo tutto? Macché. Il Movimento pro Gaza è rimasto a casa, niente licei okkupati, nessuna Flotilla che salpa: Teheran può bruciare. Anna Paola Concia lo dice senza diplomazie: per una parte della sinistra la rivoluzione khomeinista è intoccabile, e il popolo iraniano — paradosso nel paradosso — guarda a Israele. Sarà pure una semplificazione, ma il punto resta: nella gerarchia morale del movimentismo occidentale gli ayatollah risultano meno detestabili degli israeliani (degli ebrei?). Perché? Perché l’America li odia. E siccome l’America è alleata di Israele, il gioco è fatto. Tutto torna, perfettamente, nel Monopoli ideologico di certa sinistra estrema e di pezzi residuali del sindacalismo militante, quelli che scendono (in duecento) a proclamare Maduro presidente legittimo del Venezuela. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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