Sirat di Óliver Laxe vuole aprire una ferita collettiva a ritmo di musica
«Una catena di montagne e dei camion che camminano nel deserto». È la prima immagine che è venuta in mente a Óliver Laxe, quella su cui ha basato Sirat, quarta opera della sua filmografia e titolo che la Spagna porta agli Oscar. «Prima arrivano le immagini, poi le intenzioni», spiega l’autore durante il suo soggiorno a Roma per la presentazione del film in uscita nelle sale italiane l’8 gennaio, dopo un primo passaggio internazionale al festival di Cannes, dove ha vinto il premio della giuria ex equo con Sound of Falling di Mascha Schilinski. Di fatto la parola Sirat, che in arabo sta a significare «sentiero», «via», ha già di per sé un forte carico visionario, rappresentando anche il ponte che le anime devono percorrere dopo la morte. 🔗 Leggi su Gqitalia.it

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