In chiesa e in marcia per la pace | Crescere in un contesto di guerra insegna che la violenza non risolve
"Mi chiamo Ayah. Sono palestinese e studio in Università. Vengo da un luogo dove la parola pace non è astratta. È una parola che manca". La giovane proviene dalla Cisgiordania e, ospite del Collegio Borromeo, frequenta un master in Cooperazione e sviluppo. Ha letto la propria testimonianza alla Giornata per la pace ieri nella chiesa del Carmine, poi la marcia fino in Duomo. "Crescere in un contesto plasmato dal conflitto – ha aggiunto Ayah – significa imparare che la violenza non risolve, che le armi non proteggono e che l’odio non costruisce un futuro. La pace non inizia solo con accordi importanti o decisioni politiche. Inizia nelle interazioni quotidiane, nel riconoscere l’altro non come un nemico ma come un essere umano. 🔗 Leggi su Ilgiorno.it

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