È necessario andare oltre la banalizzazione della parola pace

La pace non può ridursi a semplici assenze di conflitto. È un processo complesso che richiede rispetto, dialogo e comprensione reciproca. Ridicolizzare chi pensa diversamente o agisce in modo diverso rappresenta una forma sottile di esclusione e disconoscimento, che mina le basi di un confronto costruttivo. Solo attraverso un confronto aperto e rispettoso si può coltivare un vero senso di pace, fondato sulla tolleranza e sull’ascolto.

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La derisione di coloro la cui opinione o attività si contrappone al pensiero e alle azioni che si vuole imporre come corrette e incontestabili è una forma subdola, obliqua di displacement di chi non la pensa come altri vorrebbero. Per certo, è un tipo di “violenza culturale” (non solo verbale: spesso la mimica facciale del disgusto, gli sguardi che invitano allo sconcerto o i gesti d’insofferenza feriscono più delle parole). Tentativo di emarginazione, esclusione dai maître à penser. Testi letterari, filosofici e religiosi la documentano sin dall’antica Grecia e dal medio oriente, Bibbia inclusa. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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