Buon anno nell’epoca dell’ADHD | quando il problema non è la testa ma il feed

Quando ero ragazzo l’autismo aveva un volto preciso e era quello di Rain Man. Autistico significava Raymond Babbitt, cioè Dustin Hoffman che contava le carte ricordando ogni numero, non capiva il mondo però era un genio. Per un periodo, culturalmente, erano tutti Raymond Babbitt, o meglio, tutti ambivamo a esserlo. Quando sentivo di qualcuno che aveva un figlio autistico chiedevo: “Wow, e che sa fare?”, e i genitori ti guardavano male, giustamente. Anche perché non erano geni, non contavano carte, non avevano alcun talento compensatorio e le famiglie dovevano convivere con difficoltà quotidiane molto concrete. D’altra parte il cinema aveva fatto il suo lavoro: aveva creato un mito, e il mito, quando funziona, non deve essere vero. 🔗 Leggi su Ilgiornale.it

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