Buon anno nell’epoca dell’ADHD | quando il problema non è la testa ma il feed

Nel contesto attuale, l’attenzione e la concentrazione sono spesso messe alla prova dalla quantità di informazioni a cui siamo esposti. Oggi, l’ADHD non riguarda solo la mente, ma anche i contenuti che riceviamo quotidianamente. La nostra percezione del disturbo si è evoluta, passando da stereotipi a una comprensione più articolata delle sfide legate al nostro modo di alimentare la mente.

Quando ero ragazzo l’ autismo aveva un volto preciso e era quello di Rain Man. Autistico significava Raymond Babbitt, cioè Dustin Hoffman che contava le carte ricordando ogni numero, non capiva il mondo però era un genio. Per un periodo, culturalmente, erano tutti Raymond Babbitt, o meglio, tutti ambivamo a esserlo. Quando sentivo di qualcuno che aveva un figlio autistico chiedevo: “Wow, e che sa fare?”, e i genitori ti guardavano male, giustamente. Anche perché non erano geni, non contavano carte, non avevano alcun talento compensatorio e le famiglie dovevano convivere con difficoltà quotidiane molto concrete. 🔗 Leggi su Ilgiornale.it

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